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12 Ottobre 2025

SINDROME DA STANCHEZZA CRONICA (CFS)

In Italia è chiamata Sindrome da Fatica Cronica o Sindrome da stanchezza cronica –  CFS,  in Gran Bretagna Myalgic Encephalomyelitis (Encefalomielite Mialgica) – ME e negli USA Chronic Fatigue and Immune Dysfunction Syndrome (Sindrome da fatica cronica immunodisfunzionale) – CFSIDS.

I tassi di prevalenza sono stati stimati tra lo 0,1 e lo 0,7% della popolazione, colpisce soprattutto donne giovani ma vi sono pazienti di ogni età, anche pediatrici. 

I soggetti affetti subiscono un pesante decadimento della qualità di vita con serie difficoltà lavorative ed inevitabili ripercussioni economiche, sociali e familiari.

Quale che sia il nome che si vuole attribuire a questa sindrome si tratta di una intolleranza agli sforzi persistente e debilitante, presente da almeno 6 mesi, caratterizzata da affaticamento profondo e malessere e altri sintomi (sonno non ristoratore, deterioramento cognitivo, dolori muscolari, ipotensione ortottica, linfoadenopatia…) aggravati da sforzi fisici o cognitivi a intensità precedentemente ben tollerate dall’individuo.

L’intolleranza agli sforzi può essere avvertita immediatamente o tipicamente ritardata diore o di uno o più giorni dopo lo sforzo ed è associata a un lento recupero.

Questa marcata e prolungata esacerbazione dei sintomi di ME/CFS, che segue l’attività fisica o cognitiva, è caratteristica e viene chiamata malessere post-sforzo (post-exertional malaise – PEM) e può durare a lungo.

La diagnosi è forzatamente clinica (basata su criteri diagnostici internazionali), a causa dell’assenza di biomarcatori e si basa su una storia clinica ed un esame fisico dettagliato da parte di medico che conosce la patologia, oltre alla esecuzione di esami del sangue finalizzati ad escludere altre malattie che possono indurre uno stato di stanchezza cronica.

La mancanza di test sierologici o radiografici specifici rende questa e altre patologie “da ossidazione cellulare” (ossia una sorta di “ingolfamento del motore corpo”) come la fibromialgia, la elettrosensibilità o la sensibilità chimica multipla oggetto di pregiudizi e assai spesso il soggetto che ne è affetto non viene creduto (se non addirittura deriso) ed è costretto ad isolarsi socialmente ed affettivamente.

Ad amplificare i dubbi addirittura sulla esistenza stessa di tali patologie vi è anche la assenza di una terapia efficace e mirata.

Alla patologia si va quindi a sommare una componente psicologica, emotiva che può generare ansia e depressione, conseguenza però della stanchezza e della debilitazione ma non certamente causa!

In assenza di un trattamento specifico, ruolo iniziale del medico è spiegare al paziente dievitare sforzi eccessivi e stress mentali.

Fondamentale a tal fine è il “pacing” ossia la interruzione delle attività fisiche o mentali intervallandole con periodi di riposo, prima che si raggiunga un livello significativo distanchezza tale da generare l’invalidante PEM (vedi sopra).

Un supporto psicologico ed un solido rapporto medico-paziente sono altri elementi fondamentali nell’approccio terapeutico del paziente con CFS/ME.

I farmaci sono utili solamente per attenuare i disturbi associati (dolore, sonno, depressione…).

Una dieta sana e bilanciata povera di carboidrati semplici, glutine e lattosio rappresenta spesso un prezioso ausilio, analogamente l’apporto di integratori (vitamine, Magnesio, omega-3, NADH, coenzima Q10…) può consentire un miglior apporto di energia riducendo la fatica.

ENGLISH VERSION

In Italy, it is called Chronic Fatigue Syndrome or Chronic Fatigue Syndrome – CFS; in Great Britain, Myalgic Encephalomyelitis – ME; and in the United States, Chronic Fatigue and Immune Dysfunction Syndrome – CFIDS.

Prevalence rates have been estimated between 0.1% and 0.7% of the population. It mainly affects young women, but patients of all ages can be affected, including pediatric cases.

Affected individuals experience a significant decline in quality of life, with serious work difficulties and inevitable economic, social, and family repercussions.

Regardless of the name attributed to this syndrome, it is a persistent and debilitating intolerance to exertion, present for at least 6 months, characterized by profound fatigue and malaise, along with other symptoms (unrefreshing sleep, cognitive impairment, muscle pain, orthostatic hypotension, lymphadenopathy, etc.) that are worsened by physical or cognitive efforts at intensities previously well tolerated by the individual.

Exertion intolerance can be perceived immediately or, more typically, delayed by hours or one or more days after the effort, and is associated with slow recovery.

This marked and prolonged exacerbation of ME/CFS symptoms following physical or cognitive activity is characteristic and is called post-exertional malaise (PEM), which can last for a long time.

Diagnosis is necessarily clinical (based on international diagnostic criteria), due to the absence of biomarkers, and is based on a detailed clinical history and physical examination by a physician familiar with the disease, in addition to blood tests aimed at excluding other diseases that can cause chronic fatigue.

The lack of specific serological or radiological tests makes this and other “cellular oxidation” diseases (a sort of “engine overload” of the body), such as fibromyalgia, electrosensitivity, or multiple chemical sensitivity, subject to prejudice. Very often, those affected are not believed (if not outright ridiculed) and are forced into social and emotional isolation.

Doubts about the very existence of these diseases are further amplified by the absence of an effective and targeted therapy.

On top of the disease, a psychological and emotional component may develop, potentially leading to anxiety and depression, which are, however, a consequence of fatigue and debilitation, and certainly not the cause!

In the absence of a specific treatment, the initial role of the physician is to explain to the patient to avoid excessive physical effort and mental stress.

For this purpose, “pacing” is fundamental—that is, interrupting physical or mental activities by alternating them with periods of rest, before reaching a level of fatigue significant enough to trigger disabling PEM (see above).

Psychological support and a strong doctor-patient relationship are other fundamental elements in the therapeutic approach to patients with CFS/ME.

Medications are useful only for alleviating associated symptoms (pain, sleep disturbances, depression, etc.).

A healthy and balanced diet low in simple carbohydrates, gluten, and lactose is often a valuable aid; similarly, supplementation (vitamins, magnesium, omega-3, NADH, coenzyme Q10, etc.) can allow for better energy supply and reduce fatigue.

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